Buch · La Divina Commedia
Seite 437 von 550
Autor: Dante Alighieri
Zeit0:00
Tempo (WPM)0.0
Genauigkeit100.0%
Start drücken und den Text exakt schreiben. · Rucktaste deaktiviert — auch bei Fehlern weitertippen.
che quella viva luce che sì mea dal suo lucente, che non si
disuna da lui ne da l'amor ch'a lor s'intrea,
per sua bontate il suo raggiare aduna, quasi specchiato, in nove
sussistenze, etternalmente rimanendosi una.
Quindi discende a l'ultime potenze giù d'atto in atto, tanto
divenendo, che più non fa che brevi contingenze;
e queste contingenze essere intendo le cose generate, che produce
con seme e sanza seme il ciel movendo.
La cera di costoro e chi la duce non sta d'un modo; e però sotto
'l segno ideale poi più e men traluce.
Ond' elli avvien ch'un medesimo legno, secondo specie, meglio e
peggio frutta; e voi nascete con diverso ingegno.
Se fosse a punto la cera dedutta e fosse il cielo in sua virtù
supprema, la luce del suggel parrebbe tutta;
ma la natura la dà sempre scema, similemente operando a l'artista
ch'a l'abito de l'arte ha man che trema.
Però se 'l caldo amor la chiara vista de la prima virtù dispone e
segna, tutta la perfezion quivi s'acquista.
Start drücken und den Text exakt schreiben.
Nicht gestartet