Libro · La Divina Commedia
Pagina 132 de 550
Autor: Dante Alighieri
Tiempo0:00
Velocidad (WPM)0.0
Precisión100.0%
Pulsa iniciar y escribe las líneas exactamente. · Retroceso desactivado — continua incluso tras un error.
Ogne primaio aspetto ivi era casso: due e nessun l'imagine
perversa parea; e tal sen gio con lento passo.
Come 'l ramarro sotto la gran fersa dei dì canicular, cangiando
sepe, folgore par se la via attraversa,
sì pareva, venendo verso l'epe de li altri due, un serpentello
acceso, livido e nero come gran di pepe;
e quella parte onde prima è preso nostro alimento, a l'un di lor
trafisse; poi cadde giuso innanzi lui disteso.
Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; anzi, co' piè fermati,
sbadigliava pur come sonno o febbre l'assalisse.
Elli 'l serpente e quei lui riguardava; l'un per la piaga e
l'altro per la bocca fummavan forte, e 'l fummo si scontrava.
Taccia Lucano ormai là dov' e' tocca del misero Sabello e di
Nasidio, e attenda a udir quel ch'or si scocca.
Taccia di Cadmo e d'Aretusa Ovidio, che se quello in serpente e
quella in fonte converte poetando, io non lo 'nvidio;
che due nature mai a fronte a fronte non trasmutò sì ch'amendue
le forme a cambiar lor matera fosser pronte.
Pulsa iniciar y escribe las líneas exactamente.
Sin iniciar