Libro · La Divina Commedia
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Autor: Dante Alighieri
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Ivi parea che ella e io ardesse; e sì lo 'ncendio imaginato
cosse, che convenne che 'l sonno si rompesse.
Non altrimenti Achille si riscosse, li occhi svegliati rivolgendo
in giro e non sappiendo là dove si fosse,
quando la madre da Chiron a Schiro trafuggò lui dormendo in le
sue braccia, là onde poi li Greci il dipartiro;
che mi scoss' io, sì come da la faccia mi fuggì 'l sonno, e
diventa' ismorto, come fa l'uom che, spaventato, agghiaccia.
Dallato m'era solo il mio conforto, e 'l sole er' alto già più
che due ore, e 'l viso m'era a la marina torto.
"Non aver tema", disse il mio segnore; "fatti sicur, che noi semo
a buon punto; non stringer, ma rallarga ogne vigore.
Tu se' omai al purgatorio giunto: vedi là il balzo che 'l chiude
dintorno; vedi l'entrata là 've par digiunto.
Dianzi, ne l'alba che procede al giorno, quando l'anima tua
dentro dormia, sovra li fiori ond' è là giù addorno
venne una donna, e disse: "I' son Lucia; lasciatemi pigliar
costui che dorme; sì l'agevolerò per la sua via".
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