Libro · La Divina Commedia
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Autor: Dante Alighieri
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Dorme lo 'ngegno tuo, se non estima per singular cagione esser
eccelsa lei tanto e sì travolta ne la cima.
E se stati non fossero acqua d'Elsa li pensier vani intorno a la
tua mente, e 'l piacer loro un Piramo a la gelsa,
per tante circostanze solamente la giustizia di Dio, ne
l'interdetto, conosceresti a l'arbor moralmente.
Ma perch' io veggio te ne lo 'ntelletto fatto di pietra e,
impetrato, tinto, sì che t'abbaglia il lume del mio detto,
voglio anco, e se non scritto, almen dipinto, che 'l te ne porti
dentro a te per quello che si reca il bordon di palma cinto".
E io: "Sì come cera da suggello, che la figura impressa non
trasmuta, segnato è or da voi lo mio cervello.
Ma perche tanto sovra mia veduta vostra parola diseata vola, che
più la perde quanto più s'aiuta?".
"Perche conoschi", disse, "quella scuola c'hai seguitata, e veggi
sua dottrina come può seguitar la mia parola;
e veggi vostra via da la divina distar cotanto, quanto si
discorda da terra il ciel che più alto festina".
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