Libro · La Divina Commedia
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Autor: Dante Alighieri
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vid' io così più turbe di splendori, folgorate di sù da raggi
ardenti, sanza veder principio di folgori.
O benigna vertù che sì li 'mprenti, sù t'essaltasti, per largirmi
loco a li occhi lì che non t'eran possenti.
Il nome del bel fior ch'io sempre invoco e mane e sera, tutto mi
ristrinse l'animo ad avvisar lo maggior foco;
e come ambo le luci mi dipinse il quale e il quanto de la viva
stella che là sù vince come qua giù vinse,
per entro il cielo scese una facella, formata in cerchio a guisa
di corona, e cinsela e girossi intorno ad ella.
Qualunque melodia più dolce suona qua giù e più a se l'anima
tira, parrebbe nube che squarciata tona,
comparata al sonar di quella lira onde si coronava il bel zaffiro
del quale il ciel più chiaro s'inzaffira.
"Io sono amore angelico, che giro l'alta letizia che spira del
ventre che fu albergo del nostro disiro;
e girerommi, donna del ciel, mentre che seguirai tuo figlio, e
farai dia più la spera suprema perche lì entre".
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