Libro · La Divina Commedia
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Autor: Dante Alighieri
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Ne l'interporsi tra 'l disopra e 'l fiore di tanta moltitudine
volante impediva la vista e lo splendore:
che la luce divina è penetrante per l'universo secondo ch'è
degno, sì che nulla le puote essere ostante.
Questo sicuro e gaudeoso regno, frequente in gente antica e in
novella, viso e amore avea tutto ad un segno.
O trina luce che 'n unica stella scintillando a lor vista, sì li
appaga! guarda qua giuso a la nostra procella!
Se i barbari, venendo da tal plaga che ciascun giorno d'Elice si
cuopra, rotante col suo figlio ond' ella è vaga,
veggendo Roma e l'ardua sua opra, stupefaciensi, quando Laterano
a le cose mortali andò di sopra;
eo, che al divino da l'umano, a l'etterno dal tempo era venuto, e
di Fiorenza in popol giusto e sano,
di che stupor dovea esser compiuto! Certo tra esso e 'l gaudio mi
facea libito non udire e starmi muto.
E quasi peregrin che si ricrea nel tempio del suo voto
riguardando, e spera già ridir com' ello stea,
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