Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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Giurato si saria ch'el dicesse 'Ave!'; perche iv' era imaginata
quella ch'ad aprir l'alto amor volse la chiave;
e avea in atto impressa esta favella 'Ecce ancilla Dee',
propriamente come figura in cera si suggella.
"Non tener pur ad un loco la mente", disse 'l dolce maestro, che
m'avea da quella parte onde 'l cuore ha la gente.
Per ch'i' mi mossi col viso, e vedea di retro da Maria, da quella
costa onde m'era colui che mi movea,
un'altra storia ne la roccia imposta; per ch'io varcai Virgilio,
e fe'mi presso, acciò che fosse a li occhi miei disposta.
Era intagliato lì nel marmo stesso lo carro e ' buoi, traendo
l'arca santa, per che si teme officio non commesso.
Dinanzi parea gente; e tutta quanta, partita in sette cori, a'
due mie' sensi faceva dir l'un 'No', l'altro 'Sì, canta'.
Similemente al fummo de li 'ncensi che v'era imaginato, li occhi
e 'l naso e al sì e al no discordi fensi.
Lì precedeva al benedetto vaso, trescando alzato, l'umile
salmista, e più e men che re era in quel caso.
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