Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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ond' io levai le mani inver' la cima de le mie ciglia, e fecimi
'l solecchio, che del soverchio visibile lima.
Come quando da l'acqua o da lo specchio salta lo raggio a
l'opposita parte, salendo su per lo modo parecchio
a quel che scende, e tanto si diparte dal cader de la pietra in
igual tratta, sì come mostra espereenza e arte;
così mi parve da luce rifratta quivi dinanzi a me esser percosso;
per che a fuggir la mia vista fu ratta.
"Che è quel, dolce padre, a che non posso schermar lo viso tanto
che mi vaglia", diss' io, "e pare inver' noi esser mosso?".
"Non ti maravigliar s'ancor t'abbaglia la famiglia del cielo", a
me rispuose: "messo è che viene ad invitar ch'om saglia.
Tosto sarà ch'a veder queste cose non ti fia grave, ma fieti
diletto quanto natura a sentir ti dispuose".
Poi giunti fummo a l'angel benedetto, con lieta voce disse:
"Intrate quinci ad un scaleo vie men che li altri eretto".
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