Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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E io a lui: "Per fede mi ti lego di far ciò che mi chiedi; ma io
scoppio dentro ad un dubbio, s'io non me ne spiego.
Prima era scempio, e ora è fatto doppio ne la sentenza tua, che
mi fa certo qui, e altrove, quello ov' io l'accoppio.
Lo mondo è ben così tutto diserto d'ogne virtute, come tu mi
sone, e di malizia gravido e coverto;
ma priego che m'addite la cagione, sì ch'i' la veggia e ch'i' la
mostri altrui; che nel cielo uno, e un qua giù la pone".
Alto sospir, che duolo strinse in "uhi!", mise fuor prima; e poi
cominciò: "Frate, lo mondo è cieco, e tu vien ben da lui.
Voi che vivete ogne cagion recate pur suso al cielo, pur come se
tutto movesse seco di necessitate.
Se così fosse, in voi fora distrutto libero arbitrio, e non fora
giustizia per ben letizia, e per male aver lutto.
Lo cielo i vostri movimenti inizia; non dico tutti, ma, posto
ch'i' 'l dica, lume v'è dato a bene e a malizia,
e libero voler; che, se fatica ne le prime battaglie col ciel
dura, poi vince tutto, se ben si notrica.
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