Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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Questa favilla tutta mi raccese mia conoscenza a la cangiata
labbia, e ravvisai la faccia di Forese.
"Deh, non contendere a l'asciutta scabbia che mi scolora",
pregava, "la pelle, ne a difetto di carne ch'io abbia;
ma dimmi il ver di te, dì chi son quelle due anime che là ti
fanno scorta; non rimaner che tu non mi favelle!".
"La faccia tua, ch'io lagrimai già morta, mi dà di pianger mo non
minor doglia", rispuos' io lui, "veggendola sì torta.
Però mi dì, per Dio, che sì vi sfoglia; non mi far dir mentr' io
mi maraviglio, che mal può dir chi è pien d'altra voglia".
Ed elli a me: "De l'etterno consiglio cade vertù ne l'acqua e ne
la pianta rimasa dietro ond' io sì m'assottiglio.
Tutta esta gente che piangendo canta per seguitar la gola oltra
misura, in fame e 'n sete qui si rifà santa.
Di bere e di mangiar n'accende cura l'odor ch'esce del pomo e de
lo sprazzo che si distende su per sua verdura.
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