Libro · La Divina Commedia
Pagina 324 di 550
Autore: Dante Alighieri
Tempo0:00
Velocita (WPM)0.0
Precisione100.0%
Premi inizia e digita le righe esattamente. · Backspace disattivato — continua anche dopo un errore.
'Summae Deus clementeae' nel seno al grande ardore allora udi'
cantando, che di volger mi fe caler non meno;
e vidi spirti per la fiamma andando; per ch'io guardava a loro e
a' miei passi compartendo la vista a quando a quando.
Appresso il fine ch'a quell' inno fassi, gridavano alto: 'Virum
non cognosco'; indi ricominciavan l'inno bassi.
Finitolo, anco gridavano: "Al bosco si tenne Diana, ed Elice
caccionne che di Venere avea sentito il tòsco".
Indi al cantar tornavano; indi donne gridavano e mariti che fuor
casti come virtute e matrimonio imponne.
E questo modo credo che lor basti per tutto il tempo che 'l foco
li abbruscia: con tal cura conviene e con tai pasti
che la piaga da sezzo si ricuscia.
Purgatorio • Canto XXVI
Mentre che sì per l'orlo, uno innanzi altro, ce n'andavamo, e
spesso il buon maestro diceami: "Guarda: giovi ch'io ti scaltro";
feriami il sole in su l'omero destro, che già, raggiando, tutto
l'occidente mutava in bianco aspetto di cilestro;
Premi inizia e digita le righe esattamente.
Non iniziato