Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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Quel che fe poi ch'elli uscì di Ravenna e saltò Rubicon, fu di
tal volo, che nol seguiteria lingua ne penna.
Inver' la Spagna rivolse lo stuolo, poi ver' Durazzo, e Farsalia
percosse sì ch'al Nil caldo si sentì del duolo.
Antandro e Simeonta, onde si mosse, rivide e là dov' Ettore si
cuba; e mal per Tolomeo poscia si scosse.
Da indi scese folgorando a Iuba; onde si volse nel vostro
occidente, ove sentia la pompeana tuba.
Di quel che fe col baiulo seguente, Bruto con Cassio ne l'inferno
latra, e Modena e Perugia fu dolente.
Piangene ancor la trista Cleopatra, che, fuggendoli innanzi, dal
colubro la morte prese subitana e atra.
Con costui corse infino al lito rubro; con costui puose il mondo
in tanta pace, che fu serrato a Giano il suo delubro.
Ma ciò che 'l segno che parlar mi face fatto avea prima e poi era
fatturo per lo regno mortal ch'a lui soggiace,
diventa in apparenza poco e scuro, se in mano al terzo Cesare si
mira con occhio chiaro e con affetto puro;
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