Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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Fulgeami già in fronte la corona di quella terra che 'l Danubio
riga poi che le ripe tedesche abbandona.
E la bella Trinacria, che caliga tra Pachino e Peloro, sopra 'l
golfo che riceve da Euro maggior briga,
non per Tifeo ma per nascente solfo, attesi avrebbe li suoi regi
ancora, nati per me di Carlo e di Ridolfo,
se mala segnoria, che sempre accora li popoli suggetti, non
avesse mosso Palermo a gridar: "Mora, mora!".
E se mio frate questo antivedesse, l'avara povertà di Catalogna
già fuggeria, perche non li offendesse;
che veramente proveder bisogna per lui, o per altrui, sì ch'a sua
barca carcata più d'incarco non si pogna.
La sua natura, che di larga parca discese, avria mestier di tal
milizia che non curasse di mettere in arca".
"Però ch'i' credo che l'alta letizia che 'l tuo parlar m'infonde,
segnor mio, là 've ogne ben si termina e s'inizia,
per te si veggia come la vegg' io, grata m'è più; e anco quest'
ho caro perche 'l discerni rimirando in Dio.
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