Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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Indi spirò: "Sanz' essermi proferta da te, la voglia tua discerno
meglio che tu qualunque cosa t'è più certa;
perch' io la veggio nel verace speglio che fa di se pareglio a
l'altre cose, e nulla face lui di se pareglio.
Tu vuogli udir quant' è che Dio mi puose ne l'eccelso giardino,
ove costei a così lunga scala ti dispuose,
e quanto fu diletto a li occhi miei, e la propria cagion del gran
disdegno, e l'ideoma ch'usai e che fei.
Or, figluol mio, non il gustar del legno fu per se la cagion di
tanto essilio, ma solamente il trapassar del segno.
Quindi onde mosse tua donna Virgilio, quattromilia trecento e due
volumi di sol desiderai questo concilio;
e vidi lui tornare a tutt' i lumi de la sua strada novecento
trenta feate, mentre ch'eo in terra fu'mi.
La lingua ch'io parlai fu tutta spenta innanzi che a l'ovra
inconsummabile fosse la gente di Nembròt attenta:
che nullo effetto mai razeonabile, per lo piacere uman che
rinovella seguendo il cielo, sempre fu durabile.
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