Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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Io credo, per l'acume ch'io soffersi del vivo raggio, ch'i' sarei
smarrito, se li occhi miei da lui fossero aversi.
E' mi ricorda ch'io fui più ardito per questo a sostener, tanto
ch'i' giunsi l'aspetto mio col valore infinito.
Oh abbondante grazia ond' io presunsi ficcar lo viso per la luce
etterna, tanto che la veduta vi consunsi!
Nel suo profondo vidi che s'interna, legato con amore in un
volume, ciò che per l'universo si squaderna:
sustanze e accidenti e lor costume quasi conflati insieme, per
tal modo che ciò ch'i' dico è un semplice lume.
La forma universal di questo nodo credo ch'i' vidi, perche più di
largo, dicendo questo, mi sento ch'i' godo.
Un punto solo m'è maggior letargo che venticinque secoli a la
'mpresa che fe Nettuno ammirar l'ombra d'Argo.
Così la mente mia, tutta sospesa, mirava fissa, immobile e
attenta, e sempre di mirar faceasi accesa.
A quella luce cotal si diventa, che volgersi da lei per altro
aspetto è impossibil che mai si consenta;
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