Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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Quante 'l villan ch'al poggio si riposa, nel tempo che colui che
'l mondo schiara la faccia sua a noi tien meno ascosa,
come la mosca cede a la zanzara, vede lucciole giù per la vallea,
forse colà dov' e' vendemmia e ara:
di tante fiamme tutta risplendea l'ottava bolgia, sì com' io
m'accorsi tosto che fui là 've 'l fondo parea.
E qual colui che si vengiò con li orsi vide 'l carro d'Elia al
dipartire, quando i cavalli al cielo erti levorsi,
che nol potea sì con li occhi seguire, ch'el vedesse altro che la
fiamma sola, sì come nuvoletta, in sù salire:
tal si move ciascuna per la gola del fosso, che nessuna mostra 'l
furto, e ogne fiamma un peccatore invola.
Io stava sovra 'l ponte a veder surto, sì che s'io non avessi un
ronchion preso, caduto sarei giù sanz' esser urto.
E 'l duca che mi vide tanto atteso, disse: "Dentro dai fuochi son
li spirti; catun si fascia di quel ch'elli è inceso".
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