Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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Di quella umile Italia fia salute per cui morì la vergine
Cammilla, Eurialo e Turno e Niso di ferute.
Questi la caccerà per ogne villa, fin che l'avrà rimessa ne lo
'nferno, là onde 'nvidia prima dipartilla.
Ond' io per lo tuo me' penso e discerno che tu mi segui, e io
sarò tua guida, e trarrotti di qui per loco etterno;
ove udirai le disperate strida, vedrai li antichi spiriti
dolenti, ch'a la seconda morte ciascun grida;
e vederai color che son contenti nel foco, perche speran di
venire quando che sia a le beate genti.
A le quai poi se tu vorrai salire, anima fia a ciò più di me
degna: con lei ti lascerò nel mio partire;
che quello imperador che là sù regna, perch' i' fu' ribellante a
la sua legge, non vuol che 'n sua città per me si vegna.
In tutte parti impera e quivi regge; quivi è la sua città e
l'alto seggio: oh felice colui cu' ivi elegge!".
E io a lui: "Poeta, io ti richeggio per quello Dio che tu non
conoscesti, acciò ch'io fugga questo male e peggio,
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