Kitap · La Divina Commedia
Sayfa 180 / 550
Yazar: Dante Alighieri
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Come quando una grossa nebbia spira, o quando l'emisperio nostro
annotta, par di lungi un molin che 'l vento gira,
veder mi parve un tal dificio allotta; poi per lo vento mi
ristrinsi retro al duca mio, che non lì era altra grotta.
Già era, e con paura il metto in metro, là dove l'ombre tutte
eran coperte, e trasparien come festuca in vetro.
Altre sono a giacere; altre stanno erte, quella col capo e quella
con le piante; altra, com' arco, il volto a' piè rinverte.
Quando noi fummo fatti tanto avante, ch'al mio maestro piacque di
mostrarmi la creatura ch'ebbe il bel sembiante,
d'innanzi mi si tolse e fe restarmi, "Ecco Dite", dicendo, "ed
ecco il loco ove convien che di fortezza t'armi".
Com' io divenni allor gelato e fioco, nol dimandar, lettor, ch'i'
non lo scrivo, però ch'ogne parlar sarebbe poco.
Io non mori' e non rimasi vivo; pensa oggimai per te, s'hai fior
d'ingegno, qual io divenni, d'uno e d'altro privo.
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