Kitap · La Divina Commedia
Sayfa 12 / 550
Yazar: Dante Alighieri
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Ed elli a me, come persona accorta: "Qui si convien lasciare ogne
sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta.
Noi siam venuti al loco ov' i' t'ho detto che tu vedrai le genti
dolorose c'hanno perduto il ben de l'intelletto".
E poi che la sua mano a la mia puose con lieto volto, ond' io mi
confortai, mi mise dentro a le segrete cose.
Quivi sospiri, pianti e alti guai risonavan per l'aere sanza
stelle, per ch'io al cominciar ne lagrimai.
Diverse lingue, orribili favelle, parole di dolore, accenti
d'ira, voci alte e fioche, e suon di man con elle
facevano un tumulto, il qual s'aggira sempre in quell' aura sanza
tempo tinta, come la rena quando turbo spira.
E io ch'avea d'error la testa cinta, dissi: "Maestro, che è quel
ch'i' odo? e che gent' è che par nel duol sì vinta?".
Ed elli a me: "Questo misero modo tegnon l'anime triste di coloro
che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.
Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon
ribelli ne fur fedeli a Dio, ma per se fuoro.
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