Kitap · La Divina Commedia
Sayfa 328 / 550
Yazar: Dante Alighieri
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Or sai nostri atti e di che fummo rei: se forse a nome vuo' saper
chi semo, tempo non è di dire, e non saprei.
Farotti ben di me volere scemo: son Guido Guinizzelli, e già mi
purgo per ben dolermi prima ch'a lo stremo".
Quali ne la tristizia di Ligurgo si fer due figli a riveder la
madre, tal mi fec' io, ma non a tanto insurgo,
quand' io odo nomar se stesso il padre mio e de li altri miei
miglior che mai rime d'amore usar dolci e leggiadre;
e sanza udire e dir pensoso andai lunga feata rimirando lui, ne,
per lo foco, in là più m'appressai.
Poi che di riguardar pasciuto fui, tutto m'offersi pronto al suo
servigio con l'affermar che fa credere altrui.
Ed elli a me: "Tu lasci tal vestigio, per quel ch'i' odo, in me,
e tanto chiaro, che Letè nol può tòrre ne far bigio.
Ma se le tue parole or ver giuraro, dimmi che è cagion per che
dimostri nel dire e nel guardar d'avermi caro".
E io a lui: "Li dolci detti vostri, che, quanto durerà l'uso
moderno, faranno cari ancora i loro incostri".
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