Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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e come 'l pan per fame si manduca, così 'l sovran li denti a
l'altro pose là 've 'l cervel s'aggiugne con la nuca:
non altrimenti Tideo si rose le tempie a Menalippo per disdegno,
che quei faceva il teschio e l'altre cose.
"O tu che mostri per sì bestial segno odio sovra colui che tu ti
mangi, dimmi 'l perche", diss' io, "per tal convegno,
che se tu a ragion di lui ti piangi, sappiendo chi voi siete e la
sua pecca, nel mondo suso ancora io te ne cangi,
se quella con ch'io parlo non si secca".
Inferno • Canto XXXIII
La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator, forbendola a'
capelli del capo ch'elli avea di retro guasto.
Poi cominciò: "Tu vuo' ch'io rinovelli disperato dolor che 'l cor
mi preme già pur pensando, pria ch'io ne favelli.
Ma se le mie parole esser dien seme che frutti infamia al
traditor ch'i' rodo, parlar e lagrimar vedrai insieme.
Io non so chi tu se' ne per che modo venuto se' qua giù; ma
fiorentino mi sembri veramente quand' io t'odo.
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