Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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"Oh!", diss' io lui, "non se' tu Oderisi, l'onor d'Agobbio e
l'onor di quell' arte ch'alluminar chiamata è in Parisi?".
"Frate", diss' elli, "più ridon le carte che pennelleggia Franco
Bolognese; l'onore è tutto or suo, e mio in parte.
Ben non sare' io stato sì cortese mentre ch'io vissi, per lo gran
disio de l'eccellenza ove mio core intese.
Di tal superbia qui si paga il fio; e ancor non sarei qui, se non
fosse che, possendo peccar, mi volsi a Dio.
Oh vana gloria de l'umane posse! com' poco verde in su la cima
dura, se non è giunta da l'etati grosse!
Credette Cimabue ne la pittura tener lo campo, e ora ha Giotto il
grido, sì che la fama di colui è scura.
Così ha tolto l'uno a l'altro Guido la gloria de la lingua; e
forse è nato chi l'uno e l'altro caccerà del nido.
Non è il mondan romore altro ch'un fiato di vento, ch'or vien
quinci e or vien quindi, e muta nome perche muta lato.
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