Libro · La Divina Commedia
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Autore: Dante Alighieri
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"O tu che se' di là dal fiume sacro", volgendo suo parlare a me
per punta, che pur per taglio m'era paruto acro,
ricominciò, seguendo sanza cunta, "dì, dì se questo è vero: a
tanta accusa tua confession conviene esser congiunta".
Era la mia virtù tanto confusa, che la voce si mosse, e pria si
spense che da li organi suoi fosse dischiusa.
Poco sofferse; poi disse: "Che pense? Rispondi a me; che le
memorie triste in te non sono ancor da l'acqua offense".
Confusione e paura insieme miste mi pinsero un tal "sì" fuor de
la bocca, al quale intender fuor mestier le viste.
Come balestro frange, quando scocca da troppa tesa, la sua corda
e l'arco, e con men foga l'asta il segno tocca,
sì scoppia' io sottesso grave carco, fuori sgorgando lagrime e
sospiri, e la voce allentò per lo suo varco.
Ond' ella a me: "Per entro i mie' disiri, che ti menavano ad amar
lo bene di là dal qual non è a che s'aspiri,
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